INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO. CITTADINI CONTRO TELECOM A SAMONE (TO)

29.06.2009 


Samone, piccola comunità in lotta con Telecom
MDC: "Qual è il confine tra la libertà di offrire un servizio e quella di rifiutarlo"?


Svegliarsi una mattina e scoprire che sta per essere installata in mezzo alle proprie case una Stazione Radio Base UMTS, per i servizi internet con chiavetta. È quanto accaduto agli abitanti di Samone, piccolo centro del torinese, che da un giorno all’altro si sono trovati a lottare contro la paura dell’inquinamento elettromagnetico e si sono rivolti al Movimento Difesa del Cittadino per vedere tutelata la propria libertà di scelta.

“Sarà anche vero che, a tutti noi, fa sempre più comodo accedere ad Internet in qualunque momento della giornata ed da qualunque posto – puntualizza l’avvocato Simona Lonterni, responsabile della sede di Torino - difficilmente però, un tale servizio può essere considerato indispensabile, tanto da dover sacrificare diritti e interessi altrui come per esempio quelli di non essere sottoposti ad onde elettromagnetiche superflue”.

La vicenda dell’antenna di Samone è complessa e risale all’anno scorso. In data 8 luglio 2008, Telecom aveva presentato regolarmente istanza di autorizzazione ex art. 87 d. lgs. 259/03 per l’installazione e l’esercizio di una SRB da ubicare presso la centrale Telecom nel comune di Samone. Ma un ritardo nel diniego da parte dell’ufficio competente di Ivrea aveva fatto scattare il silenzio assenso, dando di fatto disco verde al progetto. Poi nel gennaio di quest’anno è arrivato il via libera definitivo dalle istituzioni locali. E a un centinaio di cittadini, spaventati dalla vicinanza delle case e delle scuole alla nuova antenna, non è restato che chiedere aiuto a MDC.

"Potrebbe trattarsi, come dice Telecom, di semplice psicosi, e potrebbe essere anche vero che per garantire il servizio è necessaria l’ubicazione tra le case – dice la Lonterni, che, seguendo il caso, ha già raccolto i rassicuranti rilievi dei tecnici dell’Arpa - ma resta il fatto che, ad oggi, numerosi studi in materia di elettrosmog non sono ancora in grado di dare risposte certe e sicure sul fatto che da questo non ne derivino danni per la salute". E si domanda: "Dove finisce la libertà di offrire un servizio e dove inizia quella di rifiutarlo"? MDC continuerà a seguire la vicenda.
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