L'imballaggio e i consumatori: intervista doppia

17.01.2010 


L'IMBALLAGGIO E I CONSUMATORI:
INTERVISTA AD ANTONIO LONGO, PRESIDENTE MOVIMENTO DIFESA DEL CITTADINO E A VERMONDO BUSNELLI, PRESIDENTE ISTITUTO ITALIANO IMBALLAGGIO


E se all’improvviso scomparissero tutti gli imballi dagli scaffali dei supermarket, dalle nostre dispense e dai negozi sotto casa? Quale sarebbe l'impatto sul nostro vivere quotidiano? E noi consumatori come percepiamo l'imballaggio? Lo vediamo come un problema o come una risorsa? Per dare delle risposte esaurienti bisogna comprendere l'importanza dell’imballaggio, bisogna coglierne gli aspetti essenziali che lo caratterizzano.

Cino Serrao ha intervistato Antonio Longo, Presidente del Movimento difesa del cittadino e Vermondo Busnelli, Presidente dell’Istituto Italiano dell’Imballaggio.

Attraverso altri articoli, cercheremo, poi, di entrare negli angoli piu "nascosti" dell'imballaggio, di capirne le sue fondamentali proprieta' e i suoi benefici senza i quali la nostra qualita' della vita potrebbe subire conseguenze a dir poco inimmaginabili. Il progresso e la scienza ci hanno sempre aiutato ad affrontare i problemi e a superarli senza difficolta'; gli imballaggi moderni sono il frutto della capacita' e dell'ingegno umano e noi consumatori ne dobbiamo tenere conto.

Il comparto industriale italiano dell'imballaggio fattura oltre 25 miliardi di euro, dà lavoro a oltre centomila addetti e concorre alla formazione del PIL del nostro Paese per l’1,6%. Oltre 7.000 aziende producono imballaggi e tutte le imprese li utilizzano in forme diverse. Possiamo affermare senza alcun dubbio che il settore dell'imballaggio e' tra le piu' grandi realta' del panorama industriale italiano e vanta un patrimonio di innovazione tecnologica all’avanguardia nel mondo.

Movimento Difesa del Cittadino e l'Istituto Italiano dell'Imballaggio si sono incontrati e hanno incominciato ad avviare un dialogo costruttivo per fornire ai consumatori una corretta informazione sull’imballaggio.

L'Istituto Italiano Imballaggio è un network associativo che raggruppa circa 300 realtà aziendali, tra cui produttori di imballaggio di tutte le filiere (carta, legno, metalli, plastica e vetro), catene della grande distribuzione e le maggiori aziende utilizzatrici dall'agroalimentare alle bevande, dal chimico al farmaceutico, dal cosmetico alla cura della persona. La missione dell'Istituto è diffondere e promuovere la cultura tecnica dell’imballaggio, attraverso un'intensa attività di formazione, suddivisa in educazione universitaria e aggiornamento professionale, con oltre 40 iniziative di formazione all'anno. Nel concreto l'attività associativa si svolge attraverso sportelli di consultazione con esperti di legislazione, formazione e di mercato che hanno come obiettivi principali l’alta qualità dell'imballaggio e il rispetto dell'ambiente. L’Istituto organizza da cinquant'anni l'Oscar dell'imballaggio, un concorso che premia i migliori e più innovativi imballaggi dell’anno.

Noi ci auguriamo che da questa intervista ad Antonio Longo, Presidente Movimento Difesa del Cittadino (Associazione dei Consumatori) e a Vermondo Busnelli, Presidente Istituto Italiano dell'Imballaggio, possa aprirsi un nuovo scenario nel panorama dell'industria italiana dell'imballaggio, fondato sul dialogo costruttivo tra i produttori di imballaggi e i consumatori, finalizzato al miglioramento della qualita' della nostra vita e soprattutto di quella dei nostri figli.

Il Movimento Difesa del Cittadino e in generale le Associazioni dei Consumatori e l'Istituto Italiano Imballaggio per propria natura si rivolgono a pubblici diversi: ai consumatori le une e alle aziende il secondo. E' ipotizzabile un terreno su cui creare formule di collaborazione?


Antonio Longo: Si tratta di una questione delicata e molto interessante. Negli anni scorsi il problema degli imballaggi è stato affrontato soprattutto dal punto di vista del costo, per l’ambiente, dei materiali di plastica, carta, cartone e altri materiali che costituiscono gli involucri e i contenitori dei prodotti che compriamo. La vaschetta con la carne del supermercato o la scatola con la chiavetta USB o la lattina delle bevanda preferita rappresentavano un problema, perché ingombranti, non riciclati, a volte inquinanti, nel caso di abbandono nei corsi di acqua o in mare, indistruttibili e deturpanti.
Quando è cominciata una serie politica di raccolta e riciclo dei materiali, insieme con una educazione alla raccolta differenziata, l’approccio è cambiato, o quanto meno si sta cercando di modificarlo. Questi contenitori vengono visti oggi come una materia prima preziosa che può essere riutilizzata e quindi sempre più le persone si impegnano nella raccolta. E contemporaneamente si è capito che, ad esempio in campo alimentare, questi involucri costituiscono una garanzia di igiene, di controllo del peso, di qualità.

Vermondo Busnelli: E’ auspicabile rafforzare i canali di comunicazione tra i due mondi, quello dei consumatori e quello delle imprese. Molti dubbi, domande e preoccupazioni dei consumatori possono trovare risposte attraverso una corretta informazione. Un consumatore informato può effettuare scelte consapevoli e responsabili. Una collaborazione più stretta tra associazioni dei consumatori e associazioni delle imprese consente di comprendere meglio le domande dei cittadini ed elaborare le risposte, fondate su dati oggettivi. Nel mondo degli imballaggi o del packaging (per dirla con un termine inglese, ma molto in uso) – come in generale anche in altre realtà – spesso si narrano leggende che traggono origine da credenze che talvolta non si fondano su dati scientifici e razionali. Un esempio tra tanti, il contenitore a rendere è visto come l’imballaggio perfetto. Studi di istituti internazionali hanno dimostrato che in alcune condizioni l’imballagio riutilizzabile può avere un impatto ambientale peggiore di un equivalente imballaggio non riutilizzabile: dipende dal numero di riutilizzi, dalle distanze di distribuzione, dal peso del contenitore e così via. Tecniche come il ‘carbon foot print’ o il ‘water foot print’ (cioè il calcolo della produzione di gas serra espressi come anidride carbonica o il calcolo del consumo di acqua per la produzione e l’utilizzo degli imballaggi) ci hanno aiutati a capire meglio questo concetto. Ora dobbiamo collaborare, associazioni dei consumatori e aziende, per trasmettere informazioni corrette e utili per un uso responsabile.

Quali sinergie mettere in campo e quali obiettivi comuni da perseguire?


A.L.: Ci sono vari fronti su cui si può lavorare insieme. Anzitutto c’è da fare un grande lavoro per far crescere ancora la cultura della raccolta differenziata, che oggi è realizzata nel nostro Paese a macchia di leopardo, con territori molto virtuosi e altri completamente assenti. La preziosa funzione svolta in questi anni dal CONAI ha fatto fare passi da gigante nel recupero non ha coinvolto le associazioni dei consumatori, mentre ha visto molto più presenti e attive quelle ambientaliste.
Da parte nostra, considerando la nostra funzione che è insieme informativa e di orientamento verso comportamenti più coerenti con una visione di qualità complessiva della vita quotidiana insieme con una presa in carico dell’efficienza del Sistema Paese, dobbiamo quindi essere più attive in questa educazione alla raccolta differenziata.
Inoltre dobbiamo collaborare con le imprese del packaging per individuare insieme il modo migliore per ridurre ulteriormente il volume e il peso degli involucri e dei contenitori, sempre garantendo qualità e sicurezza.

V. B.: Obiettivo comune di Associazioni dei consumatori e Aziende è la soddisfazione del consumatore per un uso sicuro e responsabile dell’imballaggio. Pertanto è importante identificare le aree dove esistono diverse percezioni sulla funzionalità e utilità del packaging. Un esempio potrebbe la percezione del packaging come materiale inutile, esempio di spreco e di costo ingiustificato. Non c’è dubbio che il consumatore di oggi ha un’ampia scelta di prodotti e di servizi che solo qualche decennio fa era inimmaginabile. Questa crescita di benessere del consumatore e della società ha comportato un uso maggiore di risorse (acqua, energia, spazi) e una produzione più elevata di rifiuti e di scarichi. Anche il packaging è coinvolto in questa sfida: ha migliorato enormemente le possibilità di scelta del consumatore (in casa e fuori casa, prodotti di stagione e fuori stagione, cibi e bevande di continenti diversi ecc.). Quindi, anche il packaging è chiamato a svolgere un ruolo nell’uso razionale e responsabile delle risorse. L’imballggio di oggi è più leggero, è recuperabile e riciclabile e può essere infine recuperato come energia. Continuando questo ciclo virtuoso si può arrivare in breve tempo a un imballaggio a impatto ambientale minimo. Per questo, accanto alla responsabilità delle aziende nel produrre packaging sostenibile, la collaborazione dei consumatori è fondamentale nella raccolta differenziata e nel sostegno alle iniziative di recupero e riciclo. E già oggi siamo sulla strada giusta: dieci anni fa il 75% dei rifiuti di imballggio andava in discarica, oggi il 75% è riciclato o recuperato e solo il 25% va in discarica. L’obiettivo del 100% di recupero e riciclo non è un’utopia.

Quali sono gli aspetti principali (a favore o contro) che le Associazioni dei Consumatori colgono parlando di imballaggio?


A.L.: Come si diceva sopra, finora sono stati colti soprattutto gli aspetti del “rifiuto” da smaltire, rendendolo innocuo per l’ambiente. Pensiamo a situazioni-limite, come le batterie delle auto o dei nostri Ipod: ne abbiamo un grande bisogno ma ci rendiamo anche conto che ciò che resta della batteria o della pila scarica rappresenta un pericolo per l’ambiente e quindi va raccolto e trattato.
Con valutazione molto meno pesante, il problema si poneva anche per le scatole di cartone o per le lattine in alluminio e per tutti gli altri materiali non dannosi ma certamente problematico dal punto di vista ambientale, quanto meno considerando l’ingombro, la pulizia delle nostre strade, del verde o delle spiagge. Poi è subentrato l’interesse per la materia prima che si poteva recuperare, con il crescere della raccolta differenziata. Di recente c’è stata molta attenzione per la riduzione dei volumi, ben rappresentata dalle battaglie per la vendita di prodotti alimentari “sfusi”. Ma qui sono subentrati problemi di igiene e di tutela della salute che è bene non sottovalutare.
Quindi i fronti su cui lavorare insieme possono essere almeno tre: la sicurezza, per i materiali inquinanti; la raccolta differenziata; la riduzione dei volumi.

Quali sono le funzioni del packaging, che l’Istituto intende mettere in evidenza e che hanno una ricaduta positiva per il consumatore?


V.B.: Potrei dire che il mondo di oggi senza imballaggi non è più immaginabile: il packaging serve per i prodotti di base come per quelli di lusso; per i momenti di vita quotidiana e per le occasioni di regalo e le ricorrenze. L’imballaggio serve a contenere, a proteggere, a conservare nel tempo e nello spazio. E serve anche a comunicare: istruzioni per l’uso, informazioni utili, nutrizionali e funzionali, ma anche emozioni (immagini, forme, colori). L’imballaggio è progettato per essere sicuro nella protezione di alimenti, prodotti cosmetici e farmaci. Le chiusure consentono di impedire l’apertura ai bambini di prodotti potenzialmente pericolosi (es. prodotti per la pulizia della casa). E da ultimo, ma non per importanza: l’imballaggio di oggi è prodotto in modo sostenibile: è leggero, recuparabile come materia o come energia, compostabile o biodegradabile in certi casi; anche il riutilizzo serve in questo mix ottimale. La sostenibilità del packaging non è monopolio di un materiale o di uno specifico imballaggio ma è il risultato di un insieme di scelte che tutte contribuiscono al risultato finale di ridurre al minimo l’impatto ambientale. Tutto questo senza compromettere il livello di vita e di soddisfazione dei consumatori di oggi, chiamati ad essere responsabili nelle loro scelte e nei loro comportamenti.

In un’ipotesi di dialogo tra consumatori e aziende sui temi dell’imballaggio, quali richieste vorreste rivolgere alle aziende?


A.L.: Sarebbe importante anzitutto creare un luogo di consultazione permanente, un tavolo di lavoro in cui confrontarsi. Non so se questo ci sia già con le associazioni ambientaliste, ma certo non c’è stato finora con i consumatori. Da questo confronto potrebbero scaturire iniziative comuni che vadano nel senso delle azioni di cui parlavo prima.
E’ importante inoltre che i contenitori sempre più diventino strumenti di informazione essenziale per i consumatori, ad esempio sulle sostanze che possono provocare allergie o anche semplicemente per educare ad una nutrizione più sana.

V.B.: Come ho già detto, un maggiore dialogo può solo dare risultati positivi per una maggiore conoscenza e quindi per favorire scelte responsabili. Chi produce e utilizza imballaggi deve rispettare norme severe e rigorose imposte dalle leggi europee e nazionali (maggiore attenzione e controllo è richiesto sui prodotti importati da paesi dove la normative e le pratiche industriali sono meno evolute). Una comunicazione trasparente e corretta può aiutare anche a evitare falsi allarmismi che talvolta si generano sull’onda di preoccupazioni irrazionali alimentate da messaggi incontrollati e scandalistici. Valutare correttamente i rischi causati da possibili difetti del packaging richiede una continua collaborazione tra imprese, autorità di controllo e mezzi di comunicazione per dare ai consumatori informazioni corrette e responsabili.

Quali sono gli "errori" piu' frequenti dei cittadini consumatori, quando maneggiano gli imballi? Come si potrebbero ipotizzare comportamenti piu' corretti e virtuosi?


A.L.: C’è ancora molta superficialità nel trattamento dei vari materiali più a rischio, come il caso che citavo sopra delle pile oppure dei farmaci scaduti. Ma qui forse si va oltre il tema strettamente attinente all’imballaggio e si tratta di prodotti potenzialmente inquinanti e pericolosi. Più in generale c’è ancora molto spreco di carta, cartone, vetro e plastica che potrebbero essere utilmente raccolte e riutilizzate. Bisognerebbe educare fin dai primi anni scolastici i bambini a non buttare i contenitori di ciò che usano, mangiano, bevono. La cultura del “riuso” è ancora poco diffusa e invece può diventare una risorsa per il nostro Paese, notoriamente debitore al’estero per molte materie prime.
Errori gravi li compiono non soltanto i cittadini ma anche gli amministratori comunali, ancora poco sensibili alla raccolta differenziata, anche se dobbiamo riconoscere che negli ultimi dieci anni sono stati fatti passi notevoli, dimostrati dai volumi apprezzabili di riciclo che abbiamo raggiunto.
Quindi l’educazione scolastica è la prima misura importante da adottare, moltiplicando i progetti che vedono impegnati i bambini in gare virtuose di raccolta e riutilizzo dei materiali. Ma anche nei confronti delle famiglie e degli adulti, andrebbe intensificata l’attività di comunicazione e informazione sulla raccolta differenziata. Naturalmente i Comuni devono adoperarsi parallelamente per assicurare che questa raccolta venga effettivamente fatta, magari stabilendo degli obiettivi da raggiungere nelle quantità, quartiere per quartiere, studiando anche una modalità di “premio” per le comunità cittadine virtuose, magari applicando uno sgravio economico o con arricchimenti dell’arredo urbano.

V.B.: Non si può pretendere che tutti i consumatori siano esperti in ogni materia e quindi vanno aiutati a capire per stimolare comportamenti virtuosi. Questo vale anche nel campo del packaging. Tutti hanno un ruolo importante: le imprese nel produrre imballaggi sostenibili e nel dare le informazioni necessarie sul tipo di materiale e sulle modalità di recupero e riciclo; le autorità pubbliche nell’educare fin da piccoli i cittadini al rispetto dell’ambiente in cui viviamo e nel predisporre tutte le infrastrutture necessarie per la raccolta differenziata e per il recupero e riciclo degli imballaggi dopo il consumo. Molto si è fatto in questi anni e moltissimo c’è ancora da fare. Esperienze condotte in diverse località e condizioni hanno dimostratro che i cittadini rispondono in modo responsabile quando sono messi nella possibilità di raccogliere separatamente i diversi materiali per avviarli a recupero e riciclo. Oggi le confezioni riportano le istruzioni necessarie per la conservazione, l’utilizzo e le modalità di recupero e riciclo dopo il consumo. E’ importante anche educare i consumatori a non utilizzare l’imballaggio per usi impropri, come versare prodotti per la detergenza in contenitori alimentari, onde evitare conseguenze spesso gravi. In futuro si potrebbe migliorare il flusso di informazioni a disposizione degli utenti, ad esempio attraverso l’accesso a fonti esperte in materia, quale ’Istituto Italiano Imballaggio (www.istitutoimballaggio.it) e ai siti delle Associazioni delle varie filiere di materiali: così i consumatori possono avere informazioni utili ad una migliore comprensione del packaging e delle sue caratteristiche.

Cino Serrao
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