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Una nuova alleanza per l'ecologia
09.05.2008Una nuova alleanza per l'ecologiaArticolo di Giovanni Valentini La Repubblica, 9 maggio 2008 Mentre tramonta il Sole che ride, sorge un inedito fronte trasversale fra le principali associazioni ambientaliste e quelle dei consumatori. Lo scopo comune, come si legge in un appello che verrà lanciato nei prossimi giorni, è quello di una "Alleanza per il clima" contro l'inquinamento e il surriscaldamento del pianeta. Il primo appuntamento è fissato per il 7 giugno, a Milano, dove si svolgerà una marcia promossa dalle maggiori organizzazioni degli eco-consumatori: da una parte, tra le altre, Legambiente, Wwf, Arci, Slow Food, Amici della Terra, Mare Vivo e Lipu; dall'altra, Federconsumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Adoc, Movimento consumatori e Lega consumatori, insieme a Cgil, Uil e Acli. Con il declino elettorale dei Verdi, provocato dallo "tsunami" del 13 e 14 aprile, non si estingue dunque il movimento ambientalista italiano con la sua galassia di sigle e bandiere di diversa estrazione. Né poteva essere altrimenti, proprio nel momento in cui il mondo si mobilita per fronteggiare la minaccia dei cambiamenti climatici e in un Paese come il nostro dove la difesa dell'ambiente e del territorio è strettamente intrecciata con la tutela del patrimonio storico, artistico e culturale. Non c'è bisogno di sottolineare che, essendo il turismo la prima industria nazionale, tutto questo ha anche una valenza economica per molti altri settori del sistema produttivo e ovviamente per l'occupazione. "Il clima sulla Terra sta cambiando - si legge all'inizio dell'appello - ma tardano decisioni condivise ed efficaci della politica per contrastare questa emergenza planetaria. Spetta dunque a noi sollecitarle e soprattutto operare una conversione di civiltà, che incida sui modi di produzione e consumo, che fermi la febbre del Pianeta". L'obiettivo dichiarato di questa "rivoluzione verde" è quello di arrivare entro dieci anni, in Europa e nel resto del mondo, a produrre e consumare energia con il 20% di efficienza in più; di far dipendere il fabbisogno energetico per almeno il 20% da fonti rinnovabili; e di ridurre del 30% le emissioni di gas-serra che alterano il clima. L'alternativa è solo l'autodistruzione, l'avvelenamento globale, la desertificazione del territorio. Da qui, appunto, un impegno che è sancito ufficialmente dal Protocollo di Kyoto. "L'Italia - sostiene il documento per la marcia di Milano del 7 giugno - fino a oggi ha marciato in direzione opposta, aumentando i propri consumi di combustibili fossili. Ora dobbiamo dimostrare al mondo di saper invertire la tendenza, di saper partecipare a un nuovo progresso, di essere capaci di innovare a partire dal formidabile giacimento dei nostri saperi, dei nostri giovani, dei nostri territori, delle nostre esperienze di produzione e di consumo innovative, come l'agricoltura biologica". Si tratta, dunque, di avviare una "conversione ecologica" che implica una svolta decisa e coraggiosa, in funzione di una migliore qualità della vita. "Unendo le forze - affermano i promotori dell'appello - possiamo vincere le potenti lobby dell'economia dello spreco, così come l'inerzia dei piccoli e grandi privilegi e il conservatorismo delle cattive abitudini". E ancora: "Possiamo cambiare il modello di sviluppo promuovendo la partecipazione delle persone nelle scelte che riguardano l'ambiente, le infrastrutture, i beni comuni, incentivando pratiche produttive, industriali ed agronomiche, rispettose dell'ambiente, orientate verso obiettivi di qualità, verso il benessere delle persone e delle comunità". L'appello si conclude con un impegno d'intonazione per così dire patriottica: "Cambieremo i nostri stili di vita, le scelte di consumo, le consuetudini quotidiane, chiedendo e premiando nel contempo lo scambio di nuovi beni, l'erogazione di nuovi servizi, capaci di rilanciare l'occupazione, di garantire la coesione sociale, di migliorare le relazioni tra tutte le donne e gli uomini, di avere paesi e città meno inquinati e un'Italia sempre più bella". C'è, come si vede, una forte carica ideale e forse utopistica in questo nuovo fronte degli eco-consumatori. E senza una rappresentanza politica e un interlocutore privilegiato a livello nazionale, com'erano bene o male i Verdi, sarà certamente più difficile aprire un confronto con la nuova maggioranza di governo. Ma, proprio al banco di prova del clima, questo potrà costituire un test per verificare l'effettiva disponibilità del Pd ad assumere l'ambientalismo come "politica generale" e di conseguenza la sua capacità riformista di essere a tutti gli effetti un partito nazionale, al di là degli interessi particolari e delle logiche rivendicative territoriali. A cominciare dalla marcia di Milano, l'Alleanza per il clima sarà anche un'occasione per correggere i difetti e gli errori del passato: da un lato, l'eccesso di rivalità e a volte di gelosia fra le stesse associazioni; dall'altro, una tendenza all'estremismo che, per quanto giustificata in origine dalla necessità di rompere il muro dell'indifferenza o peggio delle resistenze corporative, rischia ormai di risultare sterile e controproducente. A contatto più diretto con le esigenze quotidiane dei cittadini e dei consumatori, questo nuovo fronte è chiamato oggi a misurarsi con le soluzioni concrete e praticabili, in termini propositivi e costruttivi. L'ambiente, come dimostra purtroppo l'esperienza politica del Sole che ride, di massimalismo può anche morire. |
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